Mario Schifano
Junior suite dalla forte personalità in cui i toni del blu infondono tranquillità e armonia. Il bosco incantato del bagno a vapore lascia intuire la magia delle leggende ispirate dalle Dolomiti, i cui fianchi si illuminano a sera dietro le ampie vetrate.
- Cabina a vapore
- Balcone privato vista Col Rodella
- Materassi di alta qualità
- Minibar e cassaforte
- Smart Tv multilingua
- Pavimenti in legno
- Selezione di frutta all’arrivo
- Pillow menu con selezione di cuscini
- Soffice coperta
- Linea cortesia con prodotti naturali di alta gamma
- Bollitore e selezione di infusi, tè e caffè
- Confortevoli accappatoi, asciugamani, teli sauna e pantofole
- Rete Wi-Fi ad alta velocità, a banda larga in fibra ottica
- Servizio di Housekeeping due volte al giorno
- Comodo Calzascarpe con spazzola
- Ombrello
- Topper
- Scelta del piumino e mise en place del letto
- Borsa della biancheria in tessuto
- Due coperte in lana merino Montura
- Regolazione della temperatura in camera
Mario Schifano
Nasce a Homs, città dell’allora Libia italiana, dove il padre è impiegato del ministero della Pubblica Istruzione.
Artista eclettico, oltre che pittore è anche regista, attore e musicista rock. Esuberante e prolifico, è definito artista maledetto a causa della sua dipendenza dalle droghe.
Sul finire degli anni ’50 prende parte al movimento artistico della Scuola di Piazza del Popolo, a fianco, fra gli altri, di Franco Angeli e Tano Festa. Il gruppo di artisti si riunisce in un noto bar di Roma, il Caffè Rosati, situato proprio a Piazza del Popolo. Fra gli altri intellettuali che frequentano il locale si ricordano gli scrittori Pasolini e Moravia ed il regista Fellini.
È del 1959 la sua prima mostra personale, alla Galleria Appia Antica di Roma. Da allora Schifano si impone nel panorama culturale mondiale grazie a una produzione artistica molto intensa.
Sempre a Roma, il gruppo espone in collettiva nel ’60 alla Galleria La Salita, mentre l’anno successivo Schifano espone personalmente presso la Galleria La Tartaruga.
In un suo primo viaggio a New York conosce Andy Warhol, frequenta la sua Factory e partecipa attivamente agli eventi promossi dal New American Cinema Group.
A seguito di questo viaggio è chiamato a partecipare alla mostra New Realists assieme a Roy Lichtenstein, Warhol e altri artisti emergenti della Pop Art e del New Realism.
Di ritorno da New York, partecipa a mostre a Parigi, Milano e Roma; nel 1964 è ospitato alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte. Sono di questo periodo i quadri Paesaggi Anemici e i primi film in 16 mm Round Trip e Reflex, grazie ai quali si distingue come figura prominente del cinema sperimentale italiano.
A Roma, oltre a frequentare il poeta Ungaretti e il regista Ferreri, conosce Ettore Rosboch, con cui condivide la passione per la musica. I due amici vanno spesso a Londra, dove conoscono i Rolling Stones. Il loro pezzo Monkey Man del ’69 è dedicato a Schifano.
Dopo le sue partecipazioni alle Biennali di San Marino e di San Paolo del Brasile nel 1965, si dedica al cinema collaborando nel 1967 con Marco Ferreri per L’Harem. Grazie a Ferreri, Schifano produce la Trilogia per un massacro, formata dai tre lungometraggi Satellite (1968), Umano non umano (1969), e Trapianto, Consunzione, Morte di Franco Brocani (1969).
Achille Bonito Oliva, nella mostra Vitalità nel negativo nell’arte italiana 1960/70 del 1971, inserisce alcuni quadri di Schifano. Influenzato dagli artisti nordamericani come Jasper Johns, utilizza nelle sue opere numeri e lettere come singoli elementi.
Mario Schifano è molto conosciuto anche per le serie Propagande, dedicate ai marchi Coca-Cola ed Esso; i Paesaggi Anemici, le Vedute interrotte, L’albero della vita e i Campi di grano sono limpidi esempi di Pop Art.
La passione per la fotografia lo stimola a realizzare opere miste, le tele emulsionate, immagini fotografiche sulle quali interviene con la pittura in modo non invasivo.
Schifano è pioniere nell’utilizzo della tecnologia per la sua produzione artistica; è tra i primi ad usare il computer, elaborando le immagini sulle tele emulsionate (le tele computerizzate).
Autore molto prolifico di opere all’apparenza semplici, è preso di mira dai falsari, soprattutto dopo la sua scomparsa per infarto all’età di 64 anni.
Mario Schifano
Nasce a Homs, città dell’allora Libia italiana, dove il padre è impiegato del ministero della Pubblica Istruzione.
Artista eclettico, oltre che pittore è anche regista, attore e musicista rock. Esuberante e prolifico, è definito artista maledetto a causa della sua dipendenza dalle droghe.
Sul finire degli anni ’50 prende parte al movimento artistico della Scuola di Piazza del Popolo, a fianco, fra gli altri, di Franco Angeli e Tano Festa. Il gruppo di artisti si riunisce in un noto bar di Roma, il Caffè Rosati, situato proprio a Piazza del Popolo. Fra gli altri intellettuali che frequentano il locale si ricordano gli scrittori Pasolini e Moravia ed il regista Fellini.
È del 1959 la sua prima mostra personale, alla Galleria Appia Antica di Roma. Da allora Schifano si impone nel panorama culturale mondiale grazie a una produzione artistica molto intensa.
Sempre a Roma, il gruppo espone in collettiva nel ’60 alla Galleria La Salita, mentre l’anno successivo Schifano espone personalmente presso la Galleria La Tartaruga.
In un suo primo viaggio a New York conosce Andy Warhol, frequenta la sua Factory e partecipa attivamente agli eventi promossi dal New American Cinema Group.
A seguito di questo viaggio è chiamato a partecipare alla mostra New Realists assieme a Roy Lichtenstein, Warhol e altri artisti emergenti della Pop Art e del New Realism.
Di ritorno da New York, partecipa a mostre a Parigi, Milano e Roma; nel 1964 è ospitato alla XXXII Esposizione Internazionale d’Arte. Sono di questo periodo i quadri Paesaggi Anemici e i primi film in 16 mm Round Trip e Reflex, grazie ai quali si distingue come figura prominente del cinema sperimentale italiano.
A Roma, oltre a frequentare il poeta Ungaretti e il regista Ferreri, conosce Ettore Rosboch, con cui condivide la passione per la musica. I due amici vanno spesso a Londra, dove conoscono i Rolling Stones. Il loro pezzo Monkey Man del ’69 è dedicato a Schifano.
Dopo le sue partecipazioni alle Biennali di San Marino e di San Paolo del Brasile nel 1965, si dedica al cinema collaborando nel 1967 con Marco Ferreri per L’Harem. Grazie a Ferreri, Schifano produce la Trilogia per un massacro, formata dai tre lungometraggi Satellite (1968), Umano non umano (1969), e Trapianto, Consunzione, Morte di Franco Brocani (1969).
Achille Bonito Oliva, nella mostra Vitalità nel negativo nell’arte italiana 1960/70 del 1971, inserisce alcuni quadri di Schifano. Influenzato dagli artisti nordamericani come Jasper Johns, utilizza nelle sue opere numeri e lettere come singoli elementi.
Mario Schifano è molto conosciuto anche per le serie Propagande, dedicate ai marchi Coca-Cola ed Esso; i Paesaggi Anemici, le Vedute interrotte, L’albero della vita e i Campi di grano sono limpidi esempi di Pop Art.
La passione per la fotografia lo stimola a realizzare opere miste, le tele emulsionate, immagini fotografiche sulle quali interviene con la pittura in modo non invasivo.
Schifano è pioniere nell’utilizzo della tecnologia per la sua produzione artistica; è tra i primi ad usare il computer, elaborando le immagini sulle tele emulsionate (le tele computerizzate).
Autore molto prolifico di opere all’apparenza semplici, è preso di mira dai falsari, soprattutto dopo la sua scomparsa per infarto all’età di 64 anni.



