Umberto Moggioli
La boiserie in cirmolo e le tinte morbide dei pregiati pellami creano un’atmosfera avvolgente nella stanza dedicata al pittore paesaggista. I suoi soggetti si contendono lo sguardo con la valle che offre una vista da godere appieno al tramonto, dopo aver stimolato i sensi con la cromoterapia in una doccia rilassante.
- Balcone privato vista Col Rodella
- Doccia con cromoterapia
- Materassi di alta qualità
- Minibar e cassaforte
- Smart Tv multilingua
- Pavimenti in legno
- Selezione di frutta all’arrivo
- Pillow menu con selezione di cuscini
- Soffice coperta
- Linea cortesia con prodotti naturali di alta gamma
- Bollitore e selezione di infusi, tè e caffè
- Confortevoli accappatoi, asciugamani, teli sauna e pantofole
- Rete Wi-Fi ad alta velocità, a banda larga in fibra ottica
- Servizio di Housekeeping due volte al giorno
- Comodo Calzascarpe con spazzola
- Ombrello
- Topper
- Scelta del piumino e mise en place del letto
- Borsa della biancheria in tessuto
- Due coperte in lana merino Montura
- Regolazione della temperatura in camera
Umberto Moggioli
Nato a Trento da famiglia modesta – il padre Costante è fornaio – può iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1904 grazie all’interessamento dell’imprenditore, politico e mecenate Antonio Tambosi, che viene a conoscenza delle doti artistiche del giovane Umberto.
A Venezia studia i grandi pittori, fra i quali Tiepolo, il Tintoretto e Tiziano. Nel 1907, ottenuto il diploma, si trasferisce a Roma, dove si iscrive ai corsi serali della scuola di nudo.
Di indole solitaria e meditabonda, Moggioli si dedica in questo periodo alla pittura di paesaggi. Espone poi, nel 1909, alla Biennale di Venezia; sull’isola di Burano partecipa con altri artisti alla decorazione di vari pannelli dei Giardini di Castello. Insieme alla moglie, nel 1911 si trasferisce sull’isola, dove ha modo di conoscere vari pittori, fra cui Rossi e Casorati, e il critico nonché direttore di Ca’ Pesaro Barbantini.
Sono di questo periodo alcuni dei suoi dipinti giudicati dei capolavori quali Il ponte verde (1911), Cipresso Gemello (1912) e Primavera a Mazzorbo (1913).
Nel 1912 espone con una personale a Ca’ Pesaro e negli anni successivi a Roma.
Legato a Cesare Battisti da una profonda amicizia, nel 1915 lo segue arruolandosi come volontario nella Legione Trentina; per la sua abilità di disegnatore è destinato al reparto cartografico sul fronte della Vallagarina. L’anno successivo, colpito da una grave malattia, viene riformato.
Durante il periodo di convalescenza riprende a dipingere, ritraendo le colline del Lago di Garda e dei dintorni, influenzato dai colleghi pittori Garbari e Rossi.
Sul finire del 1916 si trasferisce nuovamente, questa volta a Roma, stabilendosi in un atelier a Villa Strohl. Entra in contatto e lavora con Antonio Rizzi alla realizzazione di cartoni per opere musive del Monumento a Vittorio Emanuele.
L’attività artistica di Moggioli è ora molto intensa e variata: i colori sono più chiari e luminosi, e predilige soggetti di figure, interni e paesaggi quasi privi di orizzonte.
Colpito dalla famigerata febbre spagnola, si spegne alla giovane età di trentadue anni a Roma, il 26 gennaio 1919.
Venezia lo celebra quel medesimo anno con l’esposizione di opere sia presso l’Accademia sia con una personale a Ca’ Pesaro; sempre Venezia, la Biennale del 1920, gli dedicherà un’ampia retrospettiva.
Il Mart di Rovereto espone alcuni fra i suoi lavori in mostra permanente.
Umberto Moggioli
Nato a Trento da famiglia modesta – il padre Costante è fornaio – può iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1904 grazie all’interessamento dell’imprenditore, politico e mecenate Antonio Tambosi, che viene a conoscenza delle doti artistiche del giovane Umberto.
A Venezia studia i grandi pittori, fra i quali Tiepolo, il Tintoretto e Tiziano. Nel 1907, ottenuto il diploma, si trasferisce a Roma, dove si iscrive ai corsi serali della scuola di nudo.
Di indole solitaria e meditabonda, Moggioli si dedica in questo periodo alla pittura di paesaggi. Espone poi, nel 1909, alla Biennale di Venezia; sull’isola di Burano partecipa con altri artisti alla decorazione di vari pannelli dei Giardini di Castello. Insieme alla moglie, nel 1911 si trasferisce sull’isola, dove ha modo di conoscere vari pittori, fra cui Rossi e Casorati, e il critico nonché direttore di Ca’ Pesaro Barbantini.
Sono di questo periodo alcuni dei suoi dipinti giudicati dei capolavori quali Il ponte verde (1911), Cipresso Gemello (1912) e Primavera a Mazzorbo (1913).
Nel 1912 espone con una personale a Ca’ Pesaro e negli anni successivi a Roma.
Legato a Cesare Battisti da una profonda amicizia, nel 1915 lo segue arruolandosi come volontario nella Legione Trentina; per la sua abilità di disegnatore è destinato al reparto cartografico sul fronte della Vallagarina. L’anno successivo, colpito da una grave malattia, viene riformato.
Durante il periodo di convalescenza riprende a dipingere, ritraendo le colline del Lago di Garda e dei dintorni, influenzato dai colleghi pittori Garbari e Rossi.
Sul finire del 1916 si trasferisce nuovamente, questa volta a Roma, stabilendosi in un atelier a Villa Strohl. Entra in contatto e lavora con Antonio Rizzi alla realizzazione di cartoni per opere musive del Monumento a Vittorio Emanuele.
L’attività artistica di Moggioli è ora molto intensa e variata: i colori sono più chiari e luminosi, e predilige soggetti di figure, interni e paesaggi quasi privi di orizzonte.
Colpito dalla famigerata febbre spagnola, si spegne alla giovane età di trentadue anni a Roma, il 26 gennaio 1919.
Venezia lo celebra quel medesimo anno con l’esposizione di opere sia presso l’Accademia sia con una personale a Ca’ Pesaro; sempre Venezia, la Biennale del 1920, gli dedicherà un’ampia retrospettiva.
Il Mart di Rovereto espone alcuni fra i suoi lavori in mostra permanente.



