Adolf Vallazza
Chissà quali storie si raccontano i personaggi dell’artista gardenese! Sembra di sentirne le voci mentre, accoccolati sull’elegante divano o dall’ampio terrazzo si ammira il superbo panorama sul Gran Vernel. Una vista tutta da gustare immersi nella vasca idromassaggio con un fresco aperitivo.
- Vasca freestanding con idromassaggio
- Balcone privato con vista sulle montagne
- Materassi di alta qualità
- Cabina armadio
- Minibar e cassaforte
- Smart Tv multilingua
- Pavimenti in legno
- Selezione di frutta all’arrivo
- Pillow menu con selezione di cuscini
- Soffice coperta
- Linea cortesia con prodotti naturali di alta gamma
- Bollitore e selezione di infusi, tè e caffè
- Confortevoli accappatoi, asciugamani, teli sauna e pantofole
- Rete Wi-Fi ad alta velocità, a banda larga in fibra ottica
- Servizio di Housekeeping due volte al giorno
- Comodo Calzascarpe con spazzola
- Ombrello
- Topper
- Scelta del piumino e mise en place del letto
- Borsa della biancheria in tessuto
- Due coperte in lana merino Montura
- Regolazione della temperatura in camera
Adolf Vallazza
Figlio d’arte, il padre è scultore in ferro, la madre figlia del noto pittore Josef Moroder Lusenberg. Fin da bambino rivela la sua naturale disposizione verso il disegno e la pittura. Dopo gli studi e l’apprendistato a bottega, negli anni 1950 apre il suo studio di scultura a Ortisei e nel giro di 20 anni di duro lavoro incomincia ad attirare l’attenzione di critici d’arte che presto lo porteranno ad esporre le sue opere nelle principali gallerie e musei in tutto il mondo. Nel tempo poi non sono mancate le pubblicazioni, i premi, i filmati, la fama che non ha mai condizionato né la libertà né la personalissima creatività dell’Artista, dell’Uomo, del Maestro Vallazza.
Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire. Non c’era nessuno.
Era la porta della bottega impolverata di Adolf Vallazza, mani grandi, occhi profondi, entusiasmo e passione, il viso da ragazzo per sempre. All’inizio non fu facile per lui abbandonare la scultura tradizionale per dedicarsi a cose nuove, mai viste da quelle parti, in una Val Gardena ancora chiusa alle avanguardie artistiche, chiusa nei sicuri confini dell’arte sacra o ludica o turistica. Ma Adolf scelse il coraggio, tracciò i suoi disegni che poi diventarono sculture e ben presto riempì case, chiese, teatri e luoghi pubblici con enormi figure plastiche che guardavano al futuro, opere d’arte chiamate ad esprimere per sempre la profondità e l’incandescenza dell’essere e dell’esistere ovunque, in ogni luogo e in ogni tempo.
Poi, per primo, recuperò le travi e le assi dei vecchi masi in disuso o in demolizione e diede loro nuova forma e nuova vita. Inventò il suo personale stile nel comporre figure dinamiche straordinarie dove le dimensioni non era lui a sceglierle ma la qualità della conservazione e della vita dei legni maturati in centinaia d’anni nelle stalle, nei fienili e nelle case gardenesi. Adolf guardava i legni per lungo tempo, li sistemava lì dove poteva vederli e guardarli, poi disegnava, poi scolpiva, tagliava, intagliava, acquerellava e infine, come un bambino felice, assemblava, incastrava, univa, stretto stretto, con grazia, pazienza, creatività e armonia. Fino a pochi anni fa Adolf frequentava quotidianamente la sua bottega e lavorava, si divertiva, continuava a farlo poiché – diceva – “un artista dà tutto ciò che è e che ha, fa ciò che sente di voler fare, prima di tutto è e rimane un Uomo generoso”.
Ora a 97 anni passa le sue giornate nella sua casa di Ortisei tra i suoi ricordi più cari. Ogni giorno incontra qualcuno, ogni giorno guarda il suo sentiero fatto essenzialmente di armonia, di bellezza e di vicinanza. Le sue opere gli parlano da ogni angolo del mondo e lui ascolta, risponde e sorride poiché sa che chi accoglie un pensiero non riceve qualcosa, ma Qualcuno. Ogni volta, tutte le volte, sempre.
Adolf Vallazza
Figlio d’arte, il padre è scultore in ferro, la madre figlia del noto pittore Josef Moroder Lusenberg. Fin da bambino rivela la sua naturale disposizione verso il disegno e la pittura. Dopo gli studi e l’apprendistato a bottega, negli anni 1950 apre il suo studio di scultura a Ortisei e nel giro di 20 anni di duro lavoro incomincia ad attirare l’attenzione di critici d’arte che presto lo porteranno ad esporre le sue opere nelle principali gallerie e musei in tutto il mondo. Nel tempo poi non sono mancate le pubblicazioni, i premi, i filmati, la fama che non ha mai condizionato né la libertà né la personalissima creatività dell’Artista, dell’Uomo, del Maestro Vallazza.
Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire. Non c’era nessuno.
Era la porta della bottega impolverata di Adolf Vallazza, mani grandi, occhi profondi, entusiasmo e passione, il viso da ragazzo per sempre. All’inizio non fu facile per lui abbandonare la scultura tradizionale per dedicarsi a cose nuove, mai viste da quelle parti, in una Val Gardena ancora chiusa alle avanguardie artistiche, chiusa nei sicuri confini dell’arte sacra o ludica o turistica. Ma Adolf scelse il coraggio, tracciò i suoi disegni che poi diventarono sculture e ben presto riempì case, chiese, teatri e luoghi pubblici con enormi figure plastiche che guardavano al futuro, opere d’arte chiamate ad esprimere per sempre la profondità e l’incandescenza dell’essere e dell’esistere ovunque, in ogni luogo e in ogni tempo.
Poi, per primo, recuperò le travi e le assi dei vecchi masi in disuso o in demolizione e diede loro nuova forma e nuova vita. Inventò il suo personale stile nel comporre figure dinamiche straordinarie dove le dimensioni non era lui a sceglierle ma la qualità della conservazione e della vita dei legni maturati in centinaia d’anni nelle stalle, nei fienili e nelle case gardenesi. Adolf guardava i legni per lungo tempo, li sistemava lì dove poteva vederli e guardarli, poi disegnava, poi scolpiva, tagliava, intagliava, acquerellava e infine, come un bambino felice, assemblava, incastrava, univa, stretto stretto, con grazia, pazienza, creatività e armonia. Fino a pochi anni fa Adolf frequentava quotidianamente la sua bottega e lavorava, si divertiva, continuava a farlo poiché – diceva – “un artista dà tutto ciò che è e che ha, fa ciò che sente di voler fare, prima di tutto è e rimane un Uomo generoso”.
Ora a 97 anni passa le sue giornate nella sua casa di Ortisei tra i suoi ricordi più cari. Ogni giorno incontra qualcuno, ogni giorno guarda il suo sentiero fatto essenzialmente di armonia, di bellezza e di vicinanza. Le sue opere gli parlano da ogni angolo del mondo e lui ascolta, risponde e sorride poiché sa che chi accoglie un pensiero non riceve qualcosa, ma Qualcuno. Ogni volta, tutte le volte, sempre.



