Franco Angeli
L’arte e la natura si fronteggiano nella stanza dove il verde rimbalza dai dipinti al bagno fino ai boschi tutt’attorno. La dolomia della boiserie richiama la forza delle montagne e della sua gente che si muove in paese dietro le ampie finestre. La vasca idromassaggio promette momenti di relax assoluto da sigillare con una cena a lume di candela nel delizioso angolo living.
- Vasca freestanding con idromassaggio
- Balcone privato vista montagna con ampia sedia in legno e seduta in pelle di pecora
- Materassi di alta qualità
- Minibar e cassaforte
- Smart Tv multilingua
- Pavimenti in legno
- Bagno finestrato
- Pietra Dolomia in camera
- Selezione di frutta all’arrivo
- Pillow menu con selezione di cuscini
- Soffice coperta
- Linea cortesia con prodotti naturali di alta gamma
- Bollitore e selezione di infusi, tè e caffè
- Confortevoli accappatoi, asciugamani, teli sauna e pantofole
- Rete Wi-Fi ad alta velocità, a banda larga in fibra ottica
- Servizio di Housekeeping due volte al giorno
- Comodo Calzascarpe con spazzola
- Ombrello
- Topper
- Scelta del piumino e mise en place del letto
- Borsa della biancheria in tessuto
- Due coperte in lana merino Montura
- Regolazione della temperatura in camera
Franco Angeli
Come i fratelli Otello e Omero, anche Giuseppe – il suo vero nome – prende il cognome dalla madre Erminia, alla quale, malata, il giovanissimo Franco provvede svolgendo vari lavori. Fra questi, in particolare, quello presso un tappezziere, dove apprende le tecniche di sagomatura e utilizzo dei tessuti e dei ritagli; tecniche che poi utilizzerà per i suoi lavori artistici.
Autodidatta, inizia a dipingere nel 1957, anno in cui parte per il servizio di leva; in questo periodo, tramite la conoscenza dello scultore Edgardo Mannucci, incontra l’Arte Informale di Burri, la cui opera lo affascina e gli ispirerà le opere Catrami ed E da una Ferita scaturì la Bellezza.
Iscrittosi al PCI, in sezione conosce sia Tano Festa che Mario Schifano; si allontana dal partito a seguito dell’invasione sovietica dell’Ungheria, avvicinandosi ai movimenti della sinistra extraparlamentare.
Alla fine degli anni ’50 espone per la prima volta in collettiva alla galleria La Salita di Roma, che ospiterà poi nel ’60 la sua prima personale, con l’espressione di una particolare tecnica mista (pittura a olio con garze, bende, calze di nylon) che illustrerà nel 1962 nel cortometraggio Inquietudine, diretto da Mario Carbone.
È la violenza della realtà contemporanea che le opere di Angeli rappresentano, come ad esempio Tutti Cattivi i Tedeschi (O.A.S.) e Cuba, 25 Luglio, quest’ultima a commemorazione della caduta del fascismo. Altro motivo d’ispirazione negli anni ’60 sono i frammenti capitolini, ovvero i simboli di una Roma eterna, sia antichi – lapidi, ruderi, la lupa romana – sia moderni, come la falce e martello o addirittura la svastica.
Sempre in quegli anni l’impegno politico di Angeli è testimoniato da una serie di dazebao, fra i quali Compagno Vietnamita, Berlino ’45, Occupazione di un monumento Equestre. Dopo il ’68 manifesta contro la guerra del Vietnam, ha una relazione tormentata con Marina Ripa di Meana e fa un uso eccessivo di droghe e alcool, entrando nel gruppo degli Artisti Maledetti della Scuola di Piazza del Popolo.
Abbraccia anche l’arte della fotografia, prevalentemente in bianco e nero e ritraendo in particolare la propria cerchia di amici, fra cui Tano Festa, Achille Bonito Oliva, Sandro Penna, Jannis Kounellis. Interpreta anche un film: Morire Gratis, del 1968.
L’impegno politico nell’arte continua con i paesaggi della serie Dagli Appennini alle Ande, ispirati dal colpo di stato militare in Cile, Compagni e Vietcong, ed altre opere eseguite a seguito del golpe dei colonnelli in Grecia.
Nel 1975 si sposa e l’anno successivo nasce la figlia Maria. Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia. Successivamente i suoi soggetti sono piazze deserte, guglie, capitelli e le marionette in forma di autoritratto, un tema ricorrente interpretato come un accompagnamento verso la morte, avvenuta a Roma nel 1988.
“Quando una persona ha un malessere profondo deve cercare un modo per non essere più sola; deve, in definitiva, trovarsi un interesse che l’accompagni per la vita.”
Franco Angeli
Come i fratelli Otello e Omero, anche Giuseppe – il suo vero nome – prende il cognome dalla madre Erminia, alla quale, malata, il giovanissimo Franco provvede svolgendo vari lavori. Fra questi, in particolare, quello presso un tappezziere, dove apprende le tecniche di sagomatura e utilizzo dei tessuti e dei ritagli; tecniche che poi utilizzerà per i suoi lavori artistici.
Autodidatta, inizia a dipingere nel 1957, anno in cui parte per il servizio di leva; in questo periodo, tramite la conoscenza dello scultore Edgardo Mannucci, incontra l’Arte Informale di Burri, la cui opera lo affascina e gli ispirerà le opere Catrami ed E da una Ferita scaturì la Bellezza.
Iscrittosi al PCI, in sezione conosce sia Tano Festa che Mario Schifano; si allontana dal partito a seguito dell’invasione sovietica dell’Ungheria, avvicinandosi ai movimenti della sinistra extraparlamentare.
Alla fine degli anni ’50 espone per la prima volta in collettiva alla galleria La Salita di Roma, che ospiterà poi nel ’60 la sua prima personale, con l’espressione di una particolare tecnica mista (pittura a olio con garze, bende, calze di nylon) che illustrerà nel 1962 nel cortometraggio Inquietudine, diretto da Mario Carbone.
È la violenza della realtà contemporanea che le opere di Angeli rappresentano, come ad esempio Tutti Cattivi i Tedeschi (O.A.S.) e Cuba, 25 Luglio, quest’ultima a commemorazione della caduta del fascismo. Altro motivo d’ispirazione negli anni ’60 sono i frammenti capitolini, ovvero i simboli di una Roma eterna, sia antichi – lapidi, ruderi, la lupa romana – sia moderni, come la falce e martello o addirittura la svastica.
Sempre in quegli anni l’impegno politico di Angeli è testimoniato da una serie di dazebao, fra i quali Compagno Vietnamita, Berlino ’45, Occupazione di un monumento Equestre. Dopo il ’68 manifesta contro la guerra del Vietnam, ha una relazione tormentata con Marina Ripa di Meana e fa un uso eccessivo di droghe e alcool, entrando nel gruppo degli Artisti Maledetti della Scuola di Piazza del Popolo.
Abbraccia anche l’arte della fotografia, prevalentemente in bianco e nero e ritraendo in particolare la propria cerchia di amici, fra cui Tano Festa, Achille Bonito Oliva, Sandro Penna, Jannis Kounellis. Interpreta anche un film: Morire Gratis, del 1968.
L’impegno politico nell’arte continua con i paesaggi della serie Dagli Appennini alle Ande, ispirati dal colpo di stato militare in Cile, Compagni e Vietcong, ed altre opere eseguite a seguito del golpe dei colonnelli in Grecia.
Nel 1975 si sposa e l’anno successivo nasce la figlia Maria. Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia. Successivamente i suoi soggetti sono piazze deserte, guglie, capitelli e le marionette in forma di autoritratto, un tema ricorrente interpretato come un accompagnamento verso la morte, avvenuta a Roma nel 1988.
“Quando una persona ha un malessere profondo deve cercare un modo per non essere più sola; deve, in definitiva, trovarsi un interesse che l’accompagni per la vita.”



