Gino Bellante
Il torrente e i vecchi fienili della vicina Fiemme risaltano nei dipinti che la stanza dallo stile raffinato ma intenzionalmente semplice ospita. Paesaggi da vivere e dai quali tornare per ristorarsi con il delizioso momento del Tè pomeridiano e godere dal terrazzo, dopo una doccia variopinta e rilassante, della vista sui monti all’enrosadira.
- Balcone privato vista Gran Vernel
- Doccia con cromoterapia
- Caminetto elettrico a vapore
- Materassi di alta qualità
- Minibar e cassaforte
- Smart Tv multilingua
- Pavimenti in legno
- Bagno finestrato
- Selezione di frutta all’arrivo
- Pillow menu con selezione di cuscini
- Soffice coperta
- Linea cortesia con prodotti naturali di alta gamma
- Bollitore e selezione di infusi, tè e caffè
- Confortevoli accappatoi, asciugamani, teli sauna e pantofole
- Rete Wi-Fi ad alta velocità, a banda larga in fibra ottica
- Servizio di Housekeeping due volte al giorno
- Comodo Calzascarpe con spazzola
- Ombrello
- Topper
- Scelta del piumino e mise en place del letto
- Borsa della biancheria in tessuto
- Due coperte in lana merino Montura
- Regolazione della temperatura in camera
Gino Bellante
La sua vita è stata una ricerca continua di quel mistero creativo capace di fermare sulla tela un istante e un’emozione, un ricordo, un attimo breve o eterno, una parola detta col colore del giorno o della sera. Autodidatta, impara a dipingere da pittori che incontra quasi per caso e nell’attenta osservazione delle opere dei grandi Maestri italiani. Durante tutta la sua vita visita frequentemente Firenze dove rimane colpito dalle opere dei Macchiaioli Toscani. Sarà lì, dentro quella tecnica espressiva che affinerà la sua personale impostazione pittorica e che a 47 anni lo porterà ad abbandonare la direzione dell’albergo di famiglia per dedicarsi interamente alla pittura.
Nel suo lungo cammino artistico, Gino ha esposto prevalentemente in Italia riscuotendo ovunque premi, successi e apprezzamenti. La sua fu una voce pittorica locale, intrisa di quei colori che guardava quotidianamente dalle finestre del suo studio o che andava a cercare sui sentieri e sulle strade di campagna nei dintorni di Cavalese. Spesso si dedicava alle nature morte, fiori, frutta, oggetti quotidiani ma la sua sensibilità, influenzata dai grandi impressionisti francesi, Monet e Cèzanne in primis, la esprimeva all’aperto, dipingendo prati e alberi, case in lontananza, orizzonti sospesi come il suo procedere nell’esistenza, sempre adagio, con curiosità, fiducia e costanza.
Di pregevole fattura sono i ritratti da lui eseguiti con grande luminosità artistica. Nei volti delle donne anziane e della madre in particolare, traspare l’invito a rallentare il tempo e a godere i piccoli semi di felicità quotidiana senza dimenticare la fatica e il dolore di cui sono cosparse le esistenze vissute. Gino, barba folta e lunga, ha continuato a lavorare fino alla fine, a chi andava a trovarlo lasciava disegni, piccoli dipinti, tracce di colore sul retro di cartoline nuove, la semplicità della comunicazione come piaceva a lui, come aveva imparato ad esprimere, a coltivare e a condividere. Molte case di Fiemme conservano con orgoglio le sue opere, i suoi paesaggi, le sue parole. E in quei colori, spesso, si riflette il senso dell’essere e dell’esistere che spesso, senza la vitalità dell’arte, cerchiamo invano.
Gino Bellante
La sua vita è stata una ricerca continua di quel mistero creativo capace di fermare sulla tela un istante e un’emozione, un ricordo, un attimo breve o eterno, una parola detta col colore del giorno o della sera. Autodidatta, impara a dipingere da pittori che incontra quasi per caso e nell’attenta osservazione delle opere dei grandi Maestri italiani. Durante tutta la sua vita visita frequentemente Firenze dove rimane colpito dalle opere dei Macchiaioli Toscani. Sarà lì, dentro quella tecnica espressiva che affinerà la sua personale impostazione pittorica e che a 47 anni lo porterà ad abbandonare la direzione dell’albergo di famiglia per dedicarsi interamente alla pittura.
Nel suo lungo cammino artistico, Gino ha esposto prevalentemente in Italia riscuotendo ovunque premi, successi e apprezzamenti. La sua fu una voce pittorica locale, intrisa di quei colori che guardava quotidianamente dalle finestre del suo studio o che andava a cercare sui sentieri e sulle strade di campagna nei dintorni di Cavalese. Spesso si dedicava alle nature morte, fiori, frutta, oggetti quotidiani ma la sua sensibilità, influenzata dai grandi impressionisti francesi, Monet e Cèzanne in primis, la esprimeva all’aperto, dipingendo prati e alberi, case in lontananza, orizzonti sospesi come il suo procedere nell’esistenza, sempre adagio, con curiosità, fiducia e costanza.
Di pregevole fattura sono i ritratti da lui eseguiti con grande luminosità artistica. Nei volti delle donne anziane e della madre in particolare, traspare l’invito a rallentare il tempo e a godere i piccoli semi di felicità quotidiana senza dimenticare la fatica e il dolore di cui sono cosparse le esistenze vissute. Gino, barba folta e lunga, ha continuato a lavorare fino alla fine, a chi andava a trovarlo lasciava disegni, piccoli dipinti, tracce di colore sul retro di cartoline nuove, la semplicità della comunicazione come piaceva a lui, come aveva imparato ad esprimere, a coltivare e a condividere. Molte case di Fiemme conservano con orgoglio le sue opere, i suoi paesaggi, le sue parole. E in quei colori, spesso, si riflette il senso dell’essere e dell’esistere che spesso, senza la vitalità dell’arte, cerchiamo invano.



